Tecniche di base

Le tecniche seguono il principio di "JU" (elasticità, morbidezza) ossia di "non resistenza": l'attacco viene neutralizzato assecondando la forza dell'avversario, evitandola mediante una schivata o intercettandola all'origine del movimento.

  • ATEMI - percussioni, portate con le mani, i piedi, i gomiti o le ginocchia a colpire i punti vitali
  • GYAKU - lussazioni, leve, torsioni o slogatura delle articolazioni
  • NAGE - proiezioni, sbilanciamenti a terra dell'avversario
  • OSAE - immobilizzazioni e controllo dell'avversario, sia in piedi che a terra
  • SHIME - soffocamenti e strangolamenti
La pratica del Jūjutsu

Il principiante di Jūjutsu, attraverso un primo approccio fisico alla tecnica, cercherà di cogliere i punti di forza e debolezza dell'avversario. Uno studio più approfondito dell’arte marziale, insegnerà all’allievo che occorre stabilire un legame sia fisico che mentale: nell'azione dinamica di un duello, i muscoli e la mente devono flettersi e adattarsi a circostanze perennemente variabili. Caratteristica del Jūjutsu è il principio del JU che si riferisce alle forze della cedevolezza, che sfruttano la forza dell'attacco dell'avversario per sconfiggerlo. Ju è la forza flessibile, “una potenza gentile ” nel senso che la tecnica utilizzata comprende la malleabilità, cede e assorbe per poter resistere, instaura un meccanismo di dolcezza duratura.

Come la crescita primaverile del bambù, il “Ju” del Bushi, il guerriero giapponese, è sempre flessibile anche se inarrestabile come la stagione stessa.

Il principio dei Bushi giapponesi ci porta sempre a distinguere tra la forza muscolare “chikarà” (fattori esterni) - che nelle forme marziali armate era accresciuta anche dalle armi appunto e non solo dalla tecnica - e l'energia intrinseca della volontà, della coordinazione mentale e dell'estensione del ki (fattori interni). I Maestri fondatori del Jūjutsu intendevano come principio strategico del combattimento, il controllo dell'energia coordinata, basato sul centro d'integrazione addominale. Questo addestramento esaltava la pratica della respirazione addominale e gli esercizi attivi di coordinazione, anziché quegli esercizi di meditazione e di concentrazione considerati troppo statici per i fini del guerriero.

 

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