Tecniche di base

Le tecniche seguono il principio di "JU" (elasticità, morbidezza) ossia di "non resistenza": l'attacco viene neutralizzato assecondando la forza dell'avversario, evitandola mediante una schivata o intercettandola all'origine del movimento.

  • ATEMI - percussioni, portate con le mani, i piedi, i gomiti o le ginocchia a colpire i punti vitali
  • GYAKU - lussazioni, leve, torsioni o slogatura delle articolazioni
  • NAGE - proiezioni, sbilanciamenti a terra dell'avversario
  • OSAE - immobilizzazioni e controllo dell'avversario, sia in piedi che a terra
  • SHIME - soffocamenti e strangolamenti

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Atemi

Le tecniche dei colpi inferti vengono applicate solo nei Kata e nella difesa personale, in forme preordinate di attacco e di difesa.

Sono suddivise in: tecniche dei colpi con l’arto superiore (Ude ate) (punta delle dita, pugno, lato del mignolo, gomito, ecc.) e tecniche dei colpi con l’arto inferiore (Ashi ate) (ginocchio, avampiede, tallone ecc.).

come_colpire

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Tecniche di gamba

GERI

Calcio

YOKO

Di lato

YOKO GERI KEAGE

Calcio laterale frustato

USHIRO GERI

calcio all’indietro


KERI WAZA NIDAN GERI

Calcio volante doppio

FUMIKIRI

Calcio tagliente

FUMIKOMI

Calcio battente

KERI WAZA

Tecnica di calcio

MAEASHI GERI o KIZAMI GERI

Calcio con la gamba anteriore

TOBI GERI

Calcio volante

TOBI YOKO GERI

Calcio volante laterale

MAE GERI

Calcio frontale

YOKO GERI KEKOMI

Calcio laterale spinto

MAWASHI GERI

Calcio circolare

REN GERI

Doppio calcio in avanti cambiando gamba

GYAKU MAWASHI GERI

Calcio circolare inverso

KESA GERI

Calcio laterale volante

MIKAZUKI GERI

Calcio crescente

YOKO GERI KEKOMI

Essenzialmente la parte del piede che va al bersaglio è la parte esterna del piede (Sokuto)  nel caso si esegua il calcio sia in modo frustato (Keage) che spinto (Kekomi).

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Tecniche di pugno


Le armi del Ju-jutsu sono costituite dalle varie parti del corpo umano. Viene impiegata qualsiasi zona di esso che possa risultare efficace sia per la difesa che per l'attacco. Fra tutte queste pssibilità di scelta, la più classica e frequentemente usata è la mano. Essa può essee aperta (kaisho) o chiusa (ken); per formare il pugno occorre piegare le quattro dita contro il palmo e serrare fortemente il pollice sull'indice e sul medio, la zona del pugno che si utilizza per colpire è formata dalle nocche dell'indice e del medio (seiken), il polso deve essere forte e contratto, la potenza del braccio deve fluire secondo una linea retta dal gomito fino al bersaglio.
Nella realtà un pugno po' essere considerato una tecnica di karate solo se la sua efficacia ha origine da una posizione del corpo ben salda al terreno che permetta di sfruttare al meglio la reazione verso l'alto che si ottiene applicando una pressione al suolo, l'energia così prodotta attraversa tutto il corpo secondo un percorso determinato fino a sfociare sul punto d'impatto la prima tappa di questo cammino sono le anche: una tecnica puù essere definitiva solo se la rotazione dei fianchi viene sfruttata completamente, tanto più rapida è la rotazione tanto più veloce risulta la tecnica finale. Il principio su cui si basa la rotazione è lo stesso della molla: più strettamente viene avvolta, maggiore è la forza che sprigiona quando viene rilasciata, ruotare le anche in direzione del bersaglio è come liberare una molla precedentemente avvolta, la velocità di esecuzione è di importanza fondamentale essendo, con il peso, elemento determinante della potenza totale ottenibile.
Il movimento richiesto nelle tecniche di karate non è quello che può spostare lentamente un oggetto pesante, bensì quello che può infrangere un oggetto leggero e fluttuante grazie all'estrema velocit? raggiunta dal pugno, prima dell'impatto occorre ruotare l'avambraccio, ciò che garantisce la direzione della tecnica, assicura la contrazione dei muscoli che determinano il colpo e permette una maggiore penetrazione della mano sulla superficie. Tutte le parti del corpo chiamate in causa dall'esecuzione di un pugno di spinta (tsuki) devono contrarsi nel momento finale della tecnica, così che si sia in grado di sopportare lo shock di ritorno; in ogni caso la potenza accumulata al momento culminante deve essere immediatamente liberata per prepararsi all'azione successiva.

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Parate

Anche se il ju-jutsu prevede che si sfrutti la forza dell' avversario, per ritorcergliela contro, (come suggerisce anche il suo nome originario giapponese Hey yo shin kore do, ovvero "Il morbido vince il duro" è comunque inpensabile immaginare ad un arte marziale che non abbia delle tecniche di difesa.

Ecco quindi, alcune delle tecniche di parate principali.

♦  Age Uke

Uke  =  parata       AGE  =  alta

 

 

Parata alta atta ad assorbire un attacco di pugno rivolto verso il viso.

Il braccio richiamato sul fianco (o da una posizione di guardia) si muove in spinta dal basso verso l’alto, con una rotazione simultanea dell’avambraccio fino a portare l’arto interessato oltre la linea dello sguardo e con il dorso della mano rivolto verso la fronte.

La direzione di rotazione dell’anca è opposta a quella dello sviluppo della tecnica. (anca “aperta”). Posizionando il corpo di profilo si offre minor bersaglio, aumentando con la torsione l’efficacia della parata.

Il braccio che non esegue la parata deve essere prontamente richiamato al fianco (ikite) per equilibrare il corpo e per essere pronto ad un eventuale contrattacco.

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